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Concetto Pozzati. XXL - Prima mostra antologica a Bologna dal 27 ottobre 2023 al 11 febbraio 2024


 Dal 27 ottobre 2023 all’11 febbraio 2024, Genus Bononiae, insieme a Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, presenta a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, Concetto Pozzati XXL, la prima mostra antologica dell’artista realizzata in una sede museale dopo la sua scomparsa, a cura di Maura Pozzati, critica d’arte e docente, curatrice e direttrice dell’Archivio Concetto Pozzati.

 

Circa cinquanta opere provenienti dall'Archivio Concetto Pozzati – alcune inedite o non più esposte da tempo – tra dipinti di grande formato, lavori tridimensionali e su carta, come la monumentale installazione Dopo il tutto (1980) costituita da 301 disegni, compongono una rassegna organica e affascinante, che contribuisce a gettare una luce sulla produzione più significativa e meno nota dell’autore. Pozzati aveva lungamente sognato di realizzare proprio a Bologna una mostra di opere di grandi dimensioni. Genus Bononiae e l’Archivio Concetto Pozzati realizzano il desiderio dell’artista, rendendo omaggio, con questa mostra, alla sua vasta produzione pittorica, grafica, intellettuale e umana.

 

Concetto Pozzati XXL delinea un percorso non cronologico ma suddiviso per temi, suggerendo un dialogo intimo tra i quadri del pittore, gli affreschi e gli elementi architettonici e decorativi di Palazzo Fava. Le opere scelte per questa esposizione, allestite nelle 5 sale del Piano Nobile e nelle stanze del Piano Galleria, attraversano e ben illustrano le fasi principali della sua carriera, a partire dal clima informale della fine degli anni ’50, passando per le opere iconiche della metà degli anni ’60, riconducibili al periodo “Pop”, fino alla produzione degli anni ’70 – la meno conosciuta – che risentì del clima concettuale e sperimentatore del tempo, per giungere alla pittura densa e carnosa degli anni ’80, ’90 e 2000, che registra l’interesse dell’artista per gli oggetti del quotidiano e d’affezione, fino all’ultima folgorante serie, Vulvare, del 2016.

 

La rassegna restituirà per la prima volta un’immagine completa di Concetto Pozzati: non solo un artista visivo, ma un intellettuale a tutto tondo. Fu infatti teorico e critico, scrisse sull’arte e curò mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero, diventando direttore artistico della Casa del Mantegna nel 1998; fu anche un collezionista appassionato, ammirando il lavoro di altri artisti e incoraggiando generazioni di giovani ed emergenti; si impegnò attivamente in politica, coprendo il ruolo di Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996; insegnò per molti anni Pittura presso l’Accademia di Bologna dopo le docenze a Firenze e Venezia e la direzione dell’Accademia di Urbino. Del suo lavoro hanno scritto i maggiori critici d’arte dal secondo Novecento fino a oggi, come Giulio Carlo Argan, Guido Ballo, Giuliano Briganti, Filiberto Menna, Lea Vergine, Alberto Boatto, Giorgio Cortenova, Enrico Crispolti, Tommaso Trini, Renato Barilli, Flavio Caroli… e tanti altri.

 

La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Maretti Editore con le immagini di tutte le opere esposte, fotografie d’archivio e documenti inediti. Il volume raccoglierà anche gli scritti dell’artista inerenti ai cicli pittorici esposti e un’antologia di testi critici selezionati dalla curatrice Maura Pozzati.

 

Concetto Pozzati (Vo’ Vecchio, Padova, 1935 - Bologna, 2017), figlio di Mario e nipote di Sepo (Severo Pozzati) ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Bologna e in seguito Architettura e Pubblicità. Dal 1956 al 1967 insegna Grafica pubblicitaria. Negli anni successivi, dopo l’insegnamento a Firenze e Venezia e la direzione dell’Accademia di Urbino, è ordinario della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Bologna. Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996, nel 1998 è direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Affianca al suo percorso artistico numerosi incarichi per l’allestimento di rassegne d’arte contemporanea in musei italiani e stranieri.

Definito “il corsaro della pittura”, ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal surrealismo all’informale, alla Pop Art. Nel corso di tutta la sua lunga produzione, le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile. Partecipa alle principali rassegne internazionali tra cui le Quadriennali di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), le Biennali di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013), di San Paolo del Brasile (1963), di Tokio (1963) e di Parigi (1969), Documenta di Kassel (1964). Presenta mostre personali e antologiche nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui: Palazzo della Pilotta, Parma (1968, 2002); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma e Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara (1976); Museo di San Paolo del Brasile (1987); International Centre of Graphic Arts e al Cankariev Dom, Lubiana (1993); Ventè  Museum di Tokio (1993); “Icastica”, A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma (1998); “De-posizioni”, Museo Magazzino del Sale, Cervia (2006) e Museo Morandi, Bologna (2007); “Ciao Roberta”, Chiesa di S. Stae, Venezia (2008); “A casa mia”, Sala dei Battuti, Conegliano (2008); “Ciao Roberta”, Museo Civico Archeologico, Bologna (2008); “Tempo Sospeso”, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna (2010); “Cornice Cieca”, CAMeC - Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (2012); “Mario & Concetto Pozzati” al  Museo MUVO - Villa Contarini Venier di Vo’ Vecchio (PD) (2012); “Cornice Cieca”, Museo San Domenico di Imola (2013).

A conferma del suo percorso artistico riceve numerosi riconoscimenti ufficiali tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna (2005). È stato membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1995 e Consigliere Accademico dal 2005.

 

Archivio Concetto Pozzati

Nato a gennaio 2020 a Bologna, per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, l’Archivio Concetto Pozzati è un’associazione culturale senza scopo di lucro che raccoglie tutta la documentazione sull’attività di Concetto Pozzati per tutelarne l’opera, promuoverne la ricerca e la conoscenza, diffondere gli scritti e il pensiero critico e realizzare mostre collettive e personali in Italia e all’estero, sia presso istituzioni pubbliche sia private. Presso l’Archivio è in corso la digitalizzazione delle opere dell’artista, dell’archivio storico e il monitoraggio della presenza delle opere nelle collezioni nazionali e internazionali. L’Archivio vuole essere un punto di riferimento per esperti e studiosi, e promuovere e valorizzare non solo l’attività artistica ma anche il prezioso contributo culturale e intellettuale di Concetto Pozzati.

 

INFO

Titolo mostra: Concetto Pozzati. XXL

Artista: Concetto Pozzati

Curatrice: Maura Pozzati

Durata: 27 ottobre 2023-11 febbraio 2024

Spazio espositivo: Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, via Manzoni 2, Bologna

Orari: martedì-domenica, 10.00-19.00. Chiuso lunedì

Promotori: Archivio Concetto Pozzati e Genus Bononiae, insieme a Fondazione Carisbo

Con il patrocinio di: Comune di Bologna

Catalogo: Maretti Editore

Informazioni: www.genusbononiae.it | esposizioni@genusbononiae.it 

Il Bello e il Brutto nell'arte attuale: mostra a Bologna presso ArteBo dal 15 al 22 giugno 2023

 


Dal 15 al 22 giugno 2023 l'atelier ArteBo a Bologna ospita la mostra collettiva "Il Bello e il Brutto nell'arte attuale" a cura di Carmelita Brunetti, critica e storica dell'arte.

 

L'esposizione "Il Bello e il Brutto nell’arte attuale" si interroga su dove andrà a finire la creatività dell’essere umano, e se grazie alla tecnologia possono aprirsi nuovi orizzonti artistici e culturali. Contemporaneamente si intravedono pericoli come l’annichilimento dell’uomo e della sua libertà espressiva.

 

La curatrice della mostra Carmelita Brunetti afferma: "L’arte oggi deve riappropriarsi del senso estetico, della ricerca artistica di qualità per contrastare il malessere della nostra società. Tutto ci appare offuscato e confuso da un certo tipo di comunicazione mass mediale scorretta. Ecco che entra in gioco l’arte e si veste come un nuovo messia per far germogliare la bellezza, quella bellezza pura di un bambino che ci guarda con gli occhi brillanti. Le opere di questi 10 artisti, tutti accomunati dalla voglia di generare nell’osservatore domande sul senso della vita e sulla crisi identitaria, sono come un calcio alla palla che vuole fare goal e vincere. Queste opere diverse fra loro hanno come obiettivo far riflettere sui mali della nostra società e far riscoprire il valore della vita.  Oggi più che mai dobbiamo guardare ai principi dell’Agenda dell’ONU, e alla voglia di emozionare l’osservatore facendo nascere nel cuore di chi osserva il desiderio di cambiare strada e di calpestare un nuovo sentiero dove l’arte e la cultura si fanno portavoce di una nuova era".

 

Le opere in esposizione sono 30, si alternano fra dipinti, mosaici, fotografie digitali, DigitalArt, installazioni. Un lavoro interessante che mette a confronto diverse culture fra il nord Europa con gli olandesi Arie Otten e Andréa Lobel, il tedesco Dieter Hanf, l’americana Camille Ross e gli italiani provenienti da tutta Italia con Anna Letizia CandeliseMarcello Perruzza, Federica Nobili DesignerDanilo PretoGambasin, Robero Lacentra.

Dal 15 al 22 giugno 2023

Inaugurazione: 15 giugno 2023 ore 18

ArteBo, Via San Petronio Vecchio 8, Bologna

Tu mi chiami a compiere un atto d’amore - Mostra collettiva a Bologna dal 5 al 28 maggio 2023


 Venerdì 5 maggio 2023 alle ore 18, a Palazzo Vizzani, sede dell'associazione Alchemilla, apre al pubblico la mostra collettiva Tu mi chiami a compiere un atto d’amore, a cura di Kenny Alexander Laurence e promossa da Alchemilla in collaborazione con Slug. L’esposizione si pone come un manifesto, una chiamata a raccolta, un impegno generazionale veicolato attraverso opere – tutte inedite – realizzate da sei artisti: Nicola Bianco (Pietra Ligure, SV, 1993), Riccardo De Biasi (Pordenone, 2000), Camilla De Siati (Milano, 1997), Kenny Alexander Laurence (Fort-de-France, Martinica, 1998), Rebecca Momoli (Castelfranco Veneto, 2000) e Marco Resta (Milano, 1997).

 

La mostra si costruisce su un sistema di partecipazione che coinvolge tutte le parti, artisti e pubblico in egual misura, verso la ricerca di paradigmi sociali alternativi. Tu mi chiami a compiere un atto damore, inteso come enunciato, istituisce così un’economia dell’empatia: un sistema economico aperto e partecipativo basato sulla relativizzazione.

Le singole pratiche artistiche – dall’installazione scultorea, all’audio-video, alla performance – si intrecciano in un discorso corale volto alla scrittura di nuovi codici d’esistenza che, inediti, si rendono leggibili solo attraverso una sensibilità empatica che fiorisce nella collettività. Esercizi di soggettivazione prendono forma e diventano immagini, prove inconfutabili della necessità di riscoprire un’umanità organica emancipata dai meccanicismi e dalle censure della condizione contemporanea.

 

Nicola Bianco si esprime secondo una poetica di gesti delicati permeati di un misticismo naturalistico esistenziale. È una comunicazione per versi poetici che hanno come forza generatrice la necessità di sublimare il trauma tramite gesti di dolce eversione e di apertura verso l’altro. La poesia diventa paesaggio: luoghi temporanei anticamere di condizioni interiori con le quali è tanto possibile ingaggiare dialoghi quanto duelli.

Riccardo De Biasi narra per sincretismi un’Italia anacronistica, futura ma già vissuta, ricca di un immaginario vernacolare punk che ha come capitale Borgo Africa: una località seminventata del Pordenonese. Osserva la performatività eliogaballica e la rende soggetto di uno studio archeologico immaginifico dai cui scavi emergono disegni, fotografie, feticci, ceramiche e giocattoli che raccontano tanto delle gioventù contemporanee quanto di quelle passate.

Kenny Alexander Laurence, come un osservatore dell’invisibile, indaga la storia e la cultura antilliana come modello cardine per capire gli schemi di un futuro globalmente creolo. Con la ripresa di pratiche magiche eversive e di lotta nate in periodo coloniale tesse narrative che, tramite archetipi visuali chimerici, disvelano gli strumenti per confrontarsi con i neofascismi e i processi neocoloniali contemporanei per orientarsi in potenza rispetto ad essi.

Armata di parola Rebecca Momoli innalza inni, statement politici e versi poetici di lotta. La pelle nuda si marchia di frasi che diventano anticensure, l’oggetto si fa verbo concreto e diventa un’arma brandita contro i sistemi patriarcali che ci hanno lasciati smatriati. I diritti di proprietà del corpo femminile e della sua immagine vengono interrogati ibridando la memoria collettiva con quella individuale e il monumento diventa un’immagine mordace non conservatrice, bensì distruttiva.

Marco Resta indaga la mascolinità guardandola come un negativo fotografico. Il suo sguardo inverte le gerarchie, i rapporti padre-figlio e gli attributi fisici classici del maschio trasformandolo in oggetto feticcio e rappresentandolo servile al suo stesso depotenziamento. Il corpo si annienta e si riduce ad attività metaboliche distorte che percuotono cacofonicamente e increspano la membrana nera lucida che le contiene: un’uniforme notturna che, come un costume, si fa vessillo di un’epoca senza ordine.

Camilla De Siati transita per l’onirico alla ricerca di simboli, forme e schemi visuali per poi centrarsi nella cruda fisicità del corpo femminile e le capacità espressive e narrative di esso. Esercita l’emancipazione del corpo e della voce tramite coreografie che ricontestualizzano il corpo stesso all’interno dell’azione, come se questa fosse uno spazio da abitare; una ricerca spasmodica mossa dalla necessità di costruire un corpo nuovo. Dal singolo alla coralità questa metamorfosi si scandisce per immagini di corpi che si rimescolano e con il potere del moto e della voce rinascono.

 

Alchemilla è un’associazione culturale non-profit che sostiene la ricerca, la sperimentazione e la produzione di progetti nell’ambito delle arti visive e performative, mettendo in relazione le figure professionali coinvolte, con particolare riguardo e cura verso i giovani talenti. Lo spazio di Alchemilla è pensato per ospitare artisti, curatori, performer e intellettuali, di passaggio o in residenza. L’associazione dispone di quattro studi dove ospita artisti per lunghi periodi, una stanza dedicata alla residenza di artisti under 30, organizza mostre, performance, incontri, presentazioni e workshop. La natura ibrida e interdisciplinare dei progetti proposti rende Alchemilla un luogo di sperimentazione e di contaminazione. Gli ambienti dell'associazione sono multifunzionali e versatili e si trovano all’interno di Palazzo Vizzani, uno degli edifici più significativi della fine del ‘500 bolognese, dove il passato e il presente si incontrano vivificandosi reciprocamente. www.alchemilla43.it

 

Slug è un’impresa collettiva internazionale, amorfa e aperta che si impegna ad offrire spazi fisici e virtuali in cui artisti selezionati possano unire le loro esperienze specifiche per generare, creare ed esporre opere al di là dei propri confini nazionali. Il nome si riferisce allo spazio al di fuori delle aree di stampa e di taglio di una pagina e il suo intento è decostruire l’idea stessa di margine per promuovere contaminazioni tra le arti e le culture. Slug è una realtà attiva in Italia e nel Regno Unito e porta come centrale il senso di comunità in quanto realtà collettiva di giovani artisti. Email: slugareainfo@gmail.com | Instagram: @slug_area

 

Tu mi chiami a compiere un atto d’amore
A cura di: Kenny Alexander Laurence

Promossa da: Alchemilla in collaborazione con Slug
Periodo: 5-28 maggio 2023

Opening: venerdì 5 maggio h. 18-21
Sede: Alchemilla | Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43, Bologna

Ingresso: libero

Orari: mercoledì h. 17 – 20; venerdì su appuntamento; sabato h. 10 - 13 e h.17 – 20.


Tu mi chiami a compiere un atto d’amore - Mostra collettiva a Bologna dal 5 al 28 maggio 2023

 


 

Venerdì 5 maggio 2023 alle ore 18, a Palazzo Vizzani, sede dell'associazione Alchemilla, apre al pubblico la mostra collettiva Tu mi chiami a compiere un atto d’amore, a cura di Kenny Alexander Laurence e presentata dal collettivo Slug in collaborazione con Alchemilla. L’esposizione si pone come un manifesto, una chiamata a raccolta, un impegno generazionale veicolato attraverso opere – tutte inedite – realizzate da sei artisti: Nicola Bianco (Pietra Ligure, SV, 1993), Riccardo De Biasi (Pordenone, 2000), Camilla De Siati (Milano, 1997), Kenny Alexander Laurence (Fort-de-France, Martinica, 1998), Rebecca Momoli (Castelfranco Veneto, 2000) e Marco Resta (Milano, 1997).

 

La mostra si costruisce su un sistema di partecipazione che coinvolge tutte le parti, artisti e pubblico in egual misura, verso la ricerca di paradigmi sociali alternativi. Tu mi chiami a compiere un atto damore, inteso come enunciato, istituisce così un’economia dellempatia: un sistema economico aperto e partecipativo basato sulla relativizzazione.

Le singole pratiche artistiche – dall’installazione scultorea, all’audio-video, alla performance – si intrecciano in un discorso corale volto alla scrittura di nuovi codici d’esistenza che, inediti, si rendono leggibili solo attraverso una sensibilità empatica che fiorisce nella collettività. Esercizi di soggettivazione prendono forma e diventano immagini, prove inconfutabili della necessità di riscoprire un’umanità organica emancipata dai meccanicismi e dalle censure della condizione contemporanea.

Tu mi chiami a compiere un atto d’amore
A cura di: Kenny Alexander Laurence

Presentata da: Slug in collaborazione con Alchemilla
Periodo: 5-28 maggio 2023

Opening: venerdì 5 maggio h. 18-21
Sede: Alchemilla | Palazzo Vizzani, via Santo Stefano 43, Bologna

Ingresso: libero

Orari: mercoledì h. 17 – 20; venerdì su appuntamento; sabato h. 10 - 13 e h.17 – 20.
Informazioni: info@alchemilla43.it | www.alchemilla43.it

Viaggio verso l’ignoto - Mostra di Lucio Saffaro a Bologna dal 26 maggio al 24 settembre 2023

 


Dal 26 maggio al 24 settembre, a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, Genus Bononiae presenta Viaggio verso l’ignoto, una mostra a cura di Claudio Cerritelli e Gisella Vismara che illumina la figura complessa e poliedrica di Lucio Saffaro (Trieste 1929 - Bologna 1998): pittore, scrittore, poeta e matematico tra i più originali della cultura e dell’arte italiana del secondo Novecento.

In occasione del giorno di apertura della mostra, venerdì 26 maggio, alle ore 18, alla Biblioteca di San Giorgio in Poggiale si terrà una conferenza dello storico dell’arte Flavio Caroli incentrata sulla vita e la produzione dell’autore. Giovedì 15 giugno, sempre alle ore 18, seguirà l’incontro con il matematico Piergiorgio Odifreddi.

 

La mostra Viaggio verso l’ignoto è un progetto della Fondazione Lucio Saffaro. Essa traccia un percorso nell’arte di Lucio Saffaro presentando 87 opere pittoriche e grafiche tra le più significative dell’artista: 37 olii su tela, 34 litografie e 16 disegni, per offrire una panoramica esaustiva sulla sua ricerca (1954-1997) a partire dalla fase giovanile – la meno conosciuta – fino alla maturità, simbolizzata dalle forme eleganti e poliedriche che rendono unico il suo lavoro.

 

Lucio Saffaro è una figura totalmente autonoma rispetto al mondo della cultura e dell’arte. Difficilmente classificabile, compie la sua ricerca solitario e appartato rispetto alle principali correnti artistiche e culturali del secondo Novecento. Si trasferisce con la famiglia a Bologna nel 1945 e resterà per sempre legato alla città felsinea. Giovane, si iscrive all’Università laureandosi in Fisica pura, continuando parallelamente a coltivare i suoi interessi artistici, letterari e filosofico-speculativi.

 

Sempre alla ricerca di un linguaggio raffinato e plurale, rifiutando la definizione di artista-matematico, Saffaro ha saputo fondere la sua profonda cultura scientifica con l’indagine pittorica e grafica di forme simboliche legate agli enigmi dello spazio e del tempo. Nel suo lavoro, fondamentale è l’approfondimento della relazione tra il mondo classico e il sapere moderno: con una spiccata attitudine a collegare la memoria del passato alla consapevolezza del tempo presente, l’autore proietta con forza visionaria l’immagine del futuro, cogliendo i complessi legami tra l’antico e il contemporaneo.

 

La mostra si apre con le immagini che caratterizzano il periodo degli anni Cinquanta, evocanti scenari indeterminati e surreali dominati da presenze fantasmatiche. Le figure rappresentano personaggi enigmatici che abitano luoghi misteriosi. Sono “presenze” inquiete, che si aggirano tra architetture irreali e atmosfere senza tempo; figure iconografiche come quella che ricorda una sorta di cavaliere che impugna il pennello al posto della spada, e sfida il campo delle idee terrene per innalzarsi a un livello di comprensione superiore, non necessariamente dominato dal pensiero razionale.

 

Nel corso degli anni Sessanta, Saffaro inizia a indagare il rapporto tra arte e scienza: i codici scientifici dialogano con gli strumenti della fantasia, le strutture matematiche sconfinano oltre le misure spazio-temporali, i ritmi costruttivi si aprono all’irrazionale. Lo specchio, il labirinto, l’infinito, sono i temi di ricerca che l’artista sviluppa in questo periodo.

 

I teoremi logico-prospettici sono caratterizzati da una compostezza geometrica che si avvale di molteplici elementi costruttivi: archi tangenti e movimenti ondulatori, piani concavi e convessi, strisce convergenti e intersezioni asimmetriche. Nelle opere degli anni Settanta la tensione prospettica accompagna i flussi avvolgenti del sogno, le forme simmetriche sono turbate dalle ondulazioni del desiderio, i procedimenti razionali dialogano con la dimensione del dubbio.

 

Dalla metà degli anni Sessanta, l’introduzione dei “poliedri” assume una rilevanza non solo di natura matematica, ma anche di carattere esistenziale; infatti, essi non sono solo frutto di calcoli matematici, ma provengono anche dalla dimensione del sogno. L’immaginario geometrico di Saffaro riflette le sfaccettature del pensiero polidimensionale, la pluralità delle fonti iconografiche e la proiezione delle forme nello spazio cosmico.

 

La mostra offre la possibilità di seguire le molteplici dimensioni esplorate da Saffaro nel corso della sua singolare ricerca pittorica e grafica: identificazioni simboliche, monumenti e ritratti immaginari, visioni allegoriche, poliedri, dodecaedri e tetraedi canonici, dimensioni del pensiero creativo, immagini metafisiche, ed emblemi del tempo infinito.

 

Verrà inoltre presentato il documentario Lucio Saffaro. Le forme del pensiero, realizzato nel 2014 dal regista Giosuè Boetto Cohen con le narrazioni di amici e studiosi dell’opera di Saffaro: Maurizio Calvesi, Flavio Caroli, Federico Carpi, Claudio Cerritelli, Bruno D’Amore, Michele Emmer, Piergiorgio Odifreddi, Riccardo Sanchini, Luigi Ferdinando Tagliavini, Walter Tega e Gisella Vismara. A questi contributi si aggiungono i preziosi film di famiglia che permettono di entrare anche nella dimensione intima e privata dell’autore.

 

Disponibile un catalogo pubblicato dalla casa editrice Bologna University Press con i contributi critici di Gisella Vismara (consulente scientifica della Fondazione Saffaro), Bruno D’Amore (critico d’arte e matematico) e di Claudio Cerritelli (già docente di storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera).

INFO

Titolo mostra: Viaggio verso l’ignoto. Lucio Saffaro tra arte e scienza

Artista: Lucio Saffaro

Curatori: Claudio Cerritelli e Gisella Vismara

Durata: 26 maggio-24 settembre 2023

Spazio espositivo: Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, via Manzoni 2, Bologna

Orari: martedì-domenica, 10-19. Chiuso lunedì

Promotore: Fondazione Lucio Saffaro e Genus Bononiae

Con il patrocinio di: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna

Catalogo: Bologna University Press

Biglietto intero di ingresso: 6 €

Informazioni: www.genusbononiae.it

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